Cosa significa vivere un’avventura? Non bisogna pensare necessariamente a qualcosa di strordinario. Ce lo spiega Thomas, redattore delle Sociochicche che ha coinvolto anche altri compagni.  

Il 16 gennaio quando dovevo andare via dal CFP mi sono perso, perché invece del bus n. 11 ho preso l’1. Per fortuna ho chiesto all’autista dove andava e sono sceso e ho fatto tanti chilometri in salita e mentre salivo continuavo a ripetere “sono stato davvero 1 sciocco” e non mi sono fermato finché non ho trovato la fermata del bus numero 11. Quando l’ho trovata mi sono fermato e ho aspettato il bus numero 11, così quando è arrivato sono salito. E ho provato contentezza.

Quando sono arrivato mi sono scusato con mio padre e mia madre, perché non avevo avvisato e loro erano molto preoccupati. Mia mamma mi scriveva dei messaggi ma io ero talmente preso a camminare che non li ho guardati. Qualche giorno dopo ho fatto loro vedere la strada che avevo fatto, ed era lunghissima.

Non ricordo neanche quanti passi ho fatto ma saranno stati almeno 10.000 perché erano tantissimi. Avrei preferito fermarmi a riposare un po’, ma non potevo perché sennò perdevo l’11, allora ho continuato anche se ero stanco morto avevo anche le gambe e i piedi che mi facevano molto male. Quando dovevo attraversare ho guardato bene.

Avevo tutte le 206 ossa “spaccate” ma con una bella riposata mi sono ripreso e quella sera stessa sono anche riuscito ad andare ad allenarmi alla Canottieri di Como.

Quella sera stessa mia mamma mi ha installato sul telefono una APP per vedere dove sono. Quando rifaccio vedere come ero stanco quel giorno mia mamma ride. È stata un’avventura da adulto che mi ha aiutato a diventare ancora più grande.  

I miei genitori erano proprio fierissimi del loro ragazzo e io ero fiero di me stesso. Anche i miei compagni e gli educatori perché ho saputo cavarmela da solo trovando una soluzione!!

Ho voluto fare da solo perché non c’è sempre la pappa pronta. Qualche volta i problemi bisogna risolverseli da uomo.

La cosa un po’ brutta è che ero sotto ad un sole caldo ma non mi ha fermato perché sono forte fortissimo e mentre salivo pensavo “11 sto arrivando non correre via senza di me”.

In quest’ avventura ho imparato che la prossima volta telefonerò e dirò dove mi trovo. Se fossi andato in giù mi sarei perso ancora di più.

Mi sono ricordato quello che mi dice sempre mio nonno Danilo: “noi siamo forti!”.

Se dovesse succedere la stessa cosa a qualcun altro io lo aiuterò compiacere.

Thomas 

E le avventure in Sociolario proseguono, Nash e Sabrina, nel corso del laboratorio di comunicazione, grazie al supporto delle immagini, raccontano la loro esperienza di una vacanza sulla neve: una vera avventura.

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