‍Thomas – a partire dall’istallazione “La nuvola”, uno dei progetti finalisti del Concorso Internazionale Spazi Creativi di Orticolario 2026, ideata dai progettisti Daniele Mongera e Michele Mongera, ha lavorato con la fantasia.

 

La magia al Lago delle Streghe dell'Alpe Devero

 

  1. L’incontro

Un giorno accadde che mi persi in quella nuvola di astri. Non sapevo più come uscirne né come riuscire a tornare a casa. Per fortuna, la ragazza dei miei sogni venne a cercarmi per ordine di mia madre.

Quando mi trovò, si avvicinò a me e mi disse dolcemente:

«Thomas, vieni! So io come farti uscire da qui».

Mi guidò fuori dalla nuvola di astri e mi riportò a casa sano e salvo. Quando arrivammo, ero così felice e sollevato che la abbracciai con tanto amore, dicendole:

«Molto brava! Sei stata fantastica!».

Lei mi sorrise e rispose:

«Prego! Se dovessi aver bisogno di me un’altra volta, chiamami!».

Le sue parole mi rimasero nel cuore. Così, quando ebbi nuovamente bisogno di lei, presi il telefono e la chiamai.

Appena sentì la mia chiamata, il suo cuore cominciò a battere fortissimo: boom, boom, boom! Era così emozionata che corse da me il più velocemente possibile, desiderosa di raggiungermi.

Quando finalmente arrivò, mi venne incontro e io la strinsi tra le braccia. Pensai che, oltre a un abbraccio pieno d’amore, meritasse anche un bacio, per tutto l’affetto e la premura che mi aveva dimostrato.

Ma sapevo che, prima o poi, sarebbe arrivato il momento in cui sarebbe stata lei ad avere bisogno di me. E io sarei stato pronto ad aiutarla, proprio come lei aveva aiutato me.

  1. Il momento in cui toccò a me salvarla

Il giorno seguente accadde proprio quello che avevo immaginato: la ragazza dei miei sogni si perse a sua volta tra le nuvole di astri.

Appena lo scoprii, partii immediatamente per cercarla. Non volevo che rimanesse sola e spaventata in quel luogo misterioso. La cercai con tutte le mie forze e, in un battibaleno, riuscii a trovarla!

Quando la raggiunsi, la aiutai a uscire dalla nuvola di astri e la riportai al sicuro.

I suoi genitori, però, si arrabbiarono moltissimo. Vedendo il loro comportamento, non riuscii più a trattenermi e gridai loro:

«Basta! Non potete continuare a comportarvi così!».

Ero deciso a difenderla, perché non volevo che soffrisse ancora.

Alla fine, la ragazza accettò di venire a casa mia e di restare con me finché i suoi genitori non avessero deciso di cambiare il loro comportamento.

Quando la portai a casa, scoppiò a piangere tantissimo. Era molto triste e aveva bisogno di qualcuno che le stesse vicino, che l’ascoltasse e che la facesse sentire amata.

I miei genitori, vedendola piangere così disperatamente, mi chiesero:

«Thomas, vuoi che ti diamo una mano?».

Io risposi con dolcezza e determinazione:

«No, grazie. È compito mio badare a lei. Voglio prendermi cura di lei personalmente».

I miei genitori mi guardarono sorpresi, ma alla fine accettarono la mia decisione.

«Va bene, Thomas. Se è questo che vuoi fare, ci fidiamo di te».

Così mi avvicinai alla ragazza e la abbracciai, tenendola il più possibile vicina a me. Volevo che sentisse tutto il mio affetto e capisse che, almeno in quel momento, non doveva affrontare le sue difficoltà da sola.

I miei genitori, vedendomi abbracciarla con così tanto amore e tenerezza, rimasero a bocca spalancata. Non si aspettavano di vedermi così premuroso e protettivo nei confronti della ragazza dei miei sogni.

  1. La proposta dei suoi genitori

Dopo aver visto quanto fossi affettuoso con la loro figlia e quanto lei riuscisse a trovare conforto tra le mie braccia, i suoi genitori cominciarono a rendersi conto di quanto fosse importante per lei starmi vicino.

Un giorno, infatti, mi fecero una proposta inaspettata.

«Thomas, vorresti fare un pigiama party con nostra figlia? Dai, così sarà ancora più felice!».

Io ci pensai un momento, poi acconsentii, ma a una condizione:

«Va bene, accetto, però soltanto per una notte».

I suoi genitori si guardarono e mi spiegarono:

«Sì, certo! È proprio quello di cui ha bisogno. Sai, nostra figlia soffre continuamente quando non ti vede. Piange e piange, e nemmeno noi riusciamo a calmarla. L’unico che riesce davvero a tranquillizzarla sei tu, Thomas».

Quelle parole mi fecero capire ancora di più quanto fosse profondo il legame che ci univa.

Perciò, quando arrivò il momento di stare insieme, la tenni il più possibile vicino a me. Volevo farla sentire protetta, amata e al sicuro, senza lasciarle pensare di essere sola.

Lei si sentiva finalmente tranquilla tra le mie braccia, perché sapeva di potersi fidare di me.

5.Un legame speciale

Dopo tutto quello che era successo, compresi una cosa importante: non era soltanto lei ad avermi salvato nella nuvola di astri. Anche io avevo avuto la possibilità di salvarla, dimostrandole che poteva contare su di me.

Quando lei si era persa, io ero corso a cercarla. Quando aveva pianto, l’avevo abbracciata. E quando aveva avuto bisogno di qualcuno che la proteggesse, ero rimasto al suo fianco.

Non mi importava quanto fosse difficile la situazione: volevo soltanto che stesse bene.

Anche i miei genitori avevano visto quanto amore fossi capace di darle, rimanendo stupiti nel vedermi così premuroso.

E così, mentre la ragazza dei miei sogni si stringeva a me, sentii che tutto ciò che avevamo vissuto ci aveva resi ancora più vicini.

Se un giorno fosse capitato di nuovo che uno di noi si perdesse tra le nuvole di astri, non avremmo dovuto avere paura.

Prima lei era venuta a cercare me. Poi ero stato io a cercare lei.

E ogni volta avremmo fatto tutto il possibile per ritrovarci.

Perché, in fondo, il nostro amore significava proprio questo: non lasciare mai solo chi si ama, cercarsi anche quando tutto sembra perduto e ritrovarsi, ogni volta, tra le braccia dell’altro.

 

 

Eleonora

 

 

 

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER